17 Agosto 2012

Ma le stelle quante sono?

"Il Carlo di prima sapeva dove stanno i sentimenti.."
"Si ma il nuovo Carlo sa cosa è il sesso!"
"E per te vale lo scambio?"
"Non lo so. Ci devo pensare."

Titolo: Ma le stelle quante sono?
Autore: Giulia Carcasi
Anno: 2005

giulia

La "solita" storia d'amore, potrebbe liquidarla qualcuno.
Sarà, e magari lo è per davvero, però questa lettura così disimpegnata l'ho trovata la giusta compagnia per queste afose giornate d'agosto. Due punti di vista, lui e lei, per raccontare la nascita di una storia. Giovanissimi, alle prese con la maturità, Alice e Carlo si studiano e si rincorrono, con la paura di non afferrarsi mai. Un sorriso, uno sguardo sfuggente, e un cielo pieno di stelle sopra di loro. Ben scritto, con una notevole capacità di immedesimazione della scrittrice nei due personaggi diciottenni, riuscendo ad essere al contempo sufficientemente sobria per dare comunque un senso al tutto. Senza perderlo mai realmente di vista. Due storie che non si intrecciano perchè il libro inizia e finisce da una parte, e poi devi capovolgerlo e ricominciarlo per riviverlo ancora una volta, ma con occhi nuovi. Originale, soprattutto nella sua evidente banalità. Poco realistico forse soltanto nella volontà di imprimere una sorta di innocenza di fondo nei personaggi che esula dalla realtà. Ma credibile per tutto il resto. E poi in fondo è quello che vogliamo un pò tutti, in un mondo che va a rotoli, vedere qualcuno che trova una spalla a cui aggrapparsi e ci resta saldo. Quantomeno perchè il libro finisce proprio quando la loro storia d'amore inizia, prendendo solo il bello. E il resto, quello che viene dopo, si sa, non va raccontato, ma solo vissuto... Deliziosamente romantico. Voto: 7. 
 



Alice Saricca, ultimo anno di liceo, il più bello, dicono.
Per me è uguale agli altri, forse peggio, perché  è più incasinato, perché tutti giocano a fare i grandi, gli esperti del sesso e delle bugie. Più incasinato ancora, perché ci sono gli esami.
Ma alla fine si sopravvive a tutto, al sesso, alle bugie, agli esami.. è la filosofia del "me la cavo".
Si, ok, te la cavi, ma con le cicatrici come le metti?
Già, perché lì per lì il fuoco ti piace, però corri il rischio di bruciarti. E io non voglio cicatrici.
Carolina me lo ripete all'infinito: "Tu non voli perché hai paura di precipitare!"
Si non me la sento di volare, ma perché sono nata senza paracadute.
"Ma così non volerai mai!" e mi spiega che nella vita è meglio avere brutti ricordi che rimpianti.
Io penso che sono meglio i rimpianti, perché su quelli ci puoi lavorare, puoi immaginarti il finale che ti fa più comodo, mentre i brutti ricordi il loro finale ce l'hanno già. Meglio una storia irrisolta, che puoi stringerla fra le mani e cambiarle forma, come col pongo.
Sì, meglio così, scanso i rischi: niente sesso e niente bugie.
Il fuoco non fa per me.


*  *  *
A volte cercavo di resistere, provavo ad addomesticare il mio cuore, a dargli io gli ordini: "Stai zitto! Non hai bisogno di lui!"
"Lasciami!" e gli sparavo addosso i miei occhi, pieni di una rabbia pronta a sciogliersi. Slacciavo la sua mano dal mio polso e continuavo per la mia strada.
Chiudevo il portone di fretta e salivo le scale, senza guardare indietro.
Di corsa. Perché è istintivo pensare che se corri avanti ti sarà più facile non voltarti indietro.
Perché pensi che più vai lontano e più vedrai piccolo e distante quel che ti sei lasciata alle spalle.
Ma le regole della prospettiva non sono valide in amore. Puoi andare lontano mille miglia, mesi, anni, ma basterà girarsi un attimo, abbassare per un secondo le difese e lasciarti vincere dal ricordo, per ritrovarlo lì, bello come sempre, con i suoi occhi appiccicati ai tuoi, con la mano che cerca di trattenerti, con il suo pizzetto che ti irrita la pelle, con la sua bocca che viaggia sul tuo corpo, viaggia, sì, perché l'amore conosce strani mezzi di trasporto.
Ti basterà quell'attimo per capire che non sei andata poi così lontano, che non hai fatto tanta strada.
Basterà a farti sentire fragile, a ridarti l'affanno.
Ma questo l'ho capito dopo.
Ai tempi mi bastava scappare, fare le scale di fretta e pensare già di dimenticarlo.
Poi però me lo ritrovavo nel cuore, in un gesto distratto che tanto piaceva a lui, nei capelli lasciati sciolti per accarezzarli meglio, nel vestito del primo appuntamento, nelle scarpe della fuga, nei capelli color carbone di un ragazzo visto per strada.
Me lo ritrovavo sotto casa, nella penombra del portone.
Una rosa in mano e uno "scusa" in bocca. E tante promesse..
Accettavo la rosa e gli credevo.
Salivo le scale, con  una nuova spinta nei piedi, con la voglia di mettermi a camminare, di nuovo, al suo fianco.
Prendevo la rosa e la mettevo in un vaso. Quanta acqua le davo, quante energie..
Eppure dopo qualche giorno era già appassita, sapeva già di vecchio.
E il nostro amore, era un po' come lei...

*  *  *
Vorrei un mondo più docile, che non ti scappa dal guinzaglio, che non ti trascina dove vuole lui.
Un mondo piccolo, che te lo metti in tasca, come un portachiavi.
Un cielo attento, che non dimentica.
E penso che sarebbe bello se la vita fosse come le crêpes, che puoi farcirle come ti pare.
Ci vuoi le noccioline? E ti mettono le noccioline. Ci vuoi il cocco? E cocco sia..
Ma la vita è un cibo preconfezionato, qualcuno ha già scelto i gusti per te. E tu che puoi fare?
Niente. "O ti pieghi o ti spezzi", come diceva Malari quando voleva spaventare un suo alunno.
Io però non mi voglio più piegare. Ho voglia di rivoluzione.
Tirerò su le maniche e inizierò ad impastare il mondo. E andrà tutto a meraviglia.
E io non passerò più le notti a guardare questo soffitto. Quanti sogni ci ho appiccicato..
Stanno lì, appesi, aspettando che qualcuno li raccolga.
E io non so nemmeno quali siano i tempi della maturazione.
Le olive si raccolgono a novembre, l'uva a settembre. E i miei sogni? Non lo so.
Forse ho seminato male, forse non c'è stato abbastanza sole, però è tanto che aspetto e non cresce niente.
L'Albero dei Sogni non vuole darmi i suoi frutti.

*  *  *
E la mia testa si incastra a perfezione sulla sua spalla, è quello il suo posto.
I corpi non sono fatti per stare da soli, l'amore è un gioco ad incastro.
Devi trovare il pezzo giusto, devi inciampare e continuare a cercare, come il mare, che abbraccia la sua spiaggia, perché senza di lei, non ci sarebbe lui.
Così ce ne stiamo in cilenzio, sotto quel celo che ci guarda e chissà cosa pensa di noi.
Ci sono sere in cui si vede a malapena una stella ma, se t'innamori, poi ne vedi tantissime, come quando sei ubriaco e vedi doppio.. e stasera se ne vedono a grappoli.
"Carlo.. ma le stelle quante sono?"
Mi prende il dito, e lo punta verso il cielo.
"Una, due, tre, quattro.."
Quando trovi l'amore puoi fare tutto, puoi anche contare le stelle. E quel cielo non è poi così tanto distante e nemico..
Sono 351.

Tags: libri
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