Qualcuno mi spiega com'è che la prima sia recentemente balzata in cima alla classifica di Forbes delle star più pagate. Grazie ad un milionario contratto televisivo per averla come giudice a The Voice. E la seconda si sia invece ridotta a fare la "macchia" nel nuovo spot della Skoda, in cui appare seduta a fianco dell'autista sconosciuto a canticchiare canzoncine fingendo di essere l'autoradio!? Il tutto dopo aver tentato di riciclarsi in ogni modo, da apparizioni inutili a Io Canto della Clerici fino a fare la vocalist in sconosciuti pezzi dance!? E allora no, non c'è giustizia al mondo. Ma almeno mi consolo al pensiero che non trovo lavoro nememno io.. :P
"Che strano accento.. ma sei sardo?" "Ehm.. no.. veramente sono argentino.."
Oops!! Più o meno con questa gaffe è iniziato il mio incontro con questo interessante personaggio. Giunto direttamente dall'Argentina qualcosa come 5/6 fa, per scappare dalla crisi. Salvo poi vedersela di nuovo cadere addosso, qui. E così si è inevitabilmente parlato di questo, e delle sue paure che ha finito per trasmettere drammaticamente anche a me. Perchè la situazione di oggi, qui, è la stessa che ha già vissuto là, allora. La gente che perde lavoro. E perde la speranza per il futuro. Gli extracomunitari che arrivano a cercare il sogno di un lavoro che da loro non c'è. Che però a tuttoggi non basta più nemmeno per noi. Lo Stato che ha bisogno di soldi e non sa più dove andare a prenderli. E l'avversione verso la politica che cresce, quasi che trovare un caprio espiatorio possa aiutarci a sentire meno colpevoli noi stessi. Già. Anche da loro fu così. E iniziò allo stesso modo. Con i cantieri che si fermarono innescando un meccanismo domino fino alla distruzione. E la benzina che inizia ad aumentare. Come le sigarette. Come l'Iva. Che da loro passò dal 14 al 18, quindi al 21. Da noi, presto, al 23.. E gli stipendi invece che restano gli stessi, almeno per chi ha la fortuna di averne ancora uno. E i ricchi che diventano comunque più ricchi, prendendo le distanze dai poveri che diventano sempre più poveri. Si ritorna alle classi sociali. E all'invidia dei secondi verso i primi. E dall'invidia alla violenza il passo è sempre più breve. Così i cittadini diventano più insicuri. Perchè l'occasione fa l'uomo ladro. E delinquente. Ed è così che Buenos Aires è diventato un paese allo sbando. Con troppa gente da controllare. E si sono diffusi gli allarmi satellitari e le altre protezioni del mercato della paura. Intanto la moneta continuava a perdere di valore e la gente finiva i risparmi, a forza di rosicchiare come topi affamati. Perchè, a suo dire, è questo che ancora ferma noi italiani dalla rivolta sociale. Che siamo un popolo di "formiche", di risparmiatori e, per natura, abbiamo tenuto via qualcosa. O almeno lo hanno fatto i nostri genitori per noi. E staremo "a bada" finchè avremo a disposizione questi soldi. Poi, La fine. Che però è anche rinascita, riscrescita, stimolo a cercare un nuovo futuro. Un "dopo" che è un'altra vita. E un'Argentina che tenta ad ogni modo di risorgere, come toccherà a noi. Con un sistema pensionistico e sanitario molto più "americano". E dove è il lavoratore stesso a pagarsi servizi e salute. Così una parte dello stipendio viene accantonata per le spese mediche del lavoratore e di chi gli è a carico. E le scuole pubbliche resistono, ma in minoranza, e senza essere in grado di offrire una vera istruzione. La cultura che resta a pannaggio di chi se la può permettere. E l'evasione, nemico numero uno, che viene monitorata con l'obbligo di effettuare col bancomat tutte le spese superiori ai 100 euro. Già, perchè nessuna delle novità di Monti e compagni è realmente nuova. E' tutto già successo. E tutto già accaduto. I limiti di circolazione del contante ridotti progressivamente a mille euro prima, a 500 poi e via via fino ai 100 attuali. Ma con una discreto estro che presto mi aspetto anche da noi... Perchè oltre ad aver imposto le commissioni zero all'utilizzo dei Bancomat, il sistema sudamericano prevede anche che venga "premiato" il cittadino che lo usa attivamente. Perchè per tutti gli acquisti effettuati con sistemi tracciabili, lo Stato restituisce al cittadino parte dell'Iva. Mmm.. Un quadro terribile e terrificante che però in realtà è un semplice monito per farci aprire gli occhi. Davanti ad una crisi che tanto proclamiamo ma che, in fondo, fingiamo di non vedere. A salvarci, ha continuato lui, resta comunque l'Euro. Dice che avere "a fianco" un'intero gruppo di Stati a garantire per noi è la nostra più grande salvezza. (E spesso non ce ne rendiamo nemmeno conto.) Perchè le grandi economie della Francia e della Germania hanno comunque tutto l'interesse a tenerci a galla con loro. E non farci affondare. E che se fossimo rimasti alla Lira, a forza di svalutazioni progressive, a tuttoggi saremmo veramente spacciati. "Saremmo". Quindi a sto giro forse ancora non lo siamo. Forse.
Ieri sera non ero a casa. E giusto per capire cosa mi sono perso..
Non è tempo di cambiare Rilassati, prendila con calma sei ancora giovane, questa è la tua colpa [...] Una volta ero come sei tu ora, e so che non è facile rimanere calmi quando hai trovato qualcosa che va ma prendi il tuo tempo, pensa a lungo Perché, pensa a tutto quello che hai avuto. Per te sarà ancora qui il domani, ma forse non i tuoi sogni.
"Non serve a niente avere tutti i conti in ordine, Se poi l'intero Stato muore di fame."
Un mio amico insisteva parecchio nel convincermi a lasciar perdere. Che tanto lei è una SFIGATA e che non ne valeva la pena. Al punto che ha dovuto pure annullare il suo concerto (vero) per cantare gratis in occasione delle Mille Miglia. E a tifare per lui si sono messe pure le previsioni del tempo, che millantavano un temporale mai visto. Roba da Arca di Noè. Che invece ha finito per risparmiarci. E nemmeno un goccia una è caduta dal cielo, mentre lei cantava. Lei chi, vi chiederete a sto punto. Beh.. trattasi di Arisa, ospite d'onore della Notte Bianca bresciana di ieri. Che ha tentato di deliziarci con un concerto che però non è riuscito a convincermi fino in fondo. Lei vocalmente impeccabile e fissata con uno stile di concerto forse più adatto ad un pubblico da teatro che ad una piazza in festa. Perchè, diciamolo, anche il contesto ha una sua importanza. E mi sa che questo lei non l'ha esattamente colto... E che nemmeno ci ha provato di adattare la sua scaletta al tipo di serata che l'avrebbe aspettata. Brava, per dio. Con una voce in grado di arrivare ad altezze che non ti aspetti. Una serie di brani che finiscono per sembrare lamenti a tema unico. Lei che aspetta e lui che non arriva, ma promette. Una serie di rime baciate terribilmente banali che le riesci a reggere e giustificare in un pezzo, forse due, ma che alla lunga stancano e stordiscono. Fino a rassegnarti all'idea che i suoi pezzi migliori sono esattamente quelli che non ha scritto lei. E lei, che a mo' di gattina impaurita, finisce per non riuscire a mangiare il palco ma esserne mangiata. Incapace di muoversi e di padroneggiare. Compresi i pezzi non cantati con il suo malriuscito metodo di apparire simpatica. O forse più buffa. Dichiarando la paura per i giornalisti o di stonare. Avvertendo di essere avvezza a ricordarsi le cose. E comunicandoci che lei prefersice farci ridere che cantare bene. Allora forse ha sbagliato strada.. o forse no, visto che cantare è proprio la cosa che nel tutto le è riuscita meglio. Perchè ok, noi non saremo napoletani e possiamo apparire decisamente più freddini, ma se siamo comunque li è perchè scegliamo coscientemente di fermarci ad ascotlarla. E quindi non c'è bisogno ogni due secondi di cercare conferme che tanto non le daremo o "insultarci" quasi, perchè non siamo come lei vorrebbe. Detto questo resta la musica. Resta la classe con cui ha comunque impregnato la notte bresciana di ieri. Resta la sua voce sublime ceh non smette di volare verso il cielo. Restano alcuni pezzi riusciti, sparsi qua e là nella scaletta. Restano le cover lounge dei tempi di Victor Victoria, che se là avevano un senso, lì ne avevano decisamente meno. E resta il fatto che io ho comunque retto fino alla fine. Giusto per essere "premiato" con il pezzo "La pace", che è indubbiamente un gioiellino..
Italia. Un popolo di geni e di artisti. Già, forse in passato. Perchè per chi ci crede ancora beh, forse non è mai stato un pomeriggio nel mio negozio. Dove è all'ordine del giorno assistere a scene così..
- Buongiorno, vorrei mandare un fax.. - Bene.. mi da il numero cortesemente? - Il numero?! - Beh si, mi serve un numero di telefono per mandare un fax. Se no a chi lo mando?! Di fronte a me, un osguardo perplesso. - Ah si, ecco forse è questo! - FORSE?!? - Si si, è questo. Ma come funziona..? Lei ora gli manda l'originale?! - Beh direi di no, il fax funziona praticamente come una fotocopia. L'originale rimane qui. - Ah.. io pensavo gli arrivasse l'originale.. (Con il teletrasporto?!)
* * *
- Cavolo Arti! Riesco a dimagrire tutta tranne che sul culo.. - Beh probabilmente anzichè smettere di mangiare dovresti provare a fare un pò di movimento. Tipo accompagnarmi in palestra.. - Macchè movimento! Ne faccio già un sacco col mio moroso! Trombiamo sempre! E in tutte le posizioni.. E io che mi mordo le labbra per non essere spiacevole nel farle notare che allora forse la sua "dieta" non funziona... (Perchè ovviamente dopo la dieta del minestrone.. non poteva mancare quella dello scopone scientifico :S)
* * *
Entra una signora col passeggino. E ovviamente abbandona il passeggino davanti alla porta. Pieno. Mi fa accomodare davanti alla macchinetta del Lotto. Nel frattempo l'esserino animato dentro il passeggino, che avrà un'età indefinita fra i 4 e i 6 anni comincia a dimenarsi. Dalla telecamera scorgo che a forza di saltare il passeggino inizia a muoversi. E nella direzione che vuole lei. Cioè esattamente verso l'espositore delle caramelle. Mentre la madre nemmeno sembra accorgersi di avere una figlia semiabbandonata in mezzo al negozio. Mi tocca lasciare la postazione per fermare l'incosciente ladra, intenta ad allungarsi verso le Daygum Protex. Mah.. magari aveva solo qualcosa fra i denti :P (Ma poi una volta i bimbi mica volevano solo le Big Babol?!)
* * *
Entra un giovane biondino. Col sorriso fino alle stelle. - Buondì! Vorrei una marca da bollo da 14,62. Io, prontissimo. - Eccoti! - Ah grazie.. Quanto di devo?! Ehm.. - Quattordici e sessantadue? - Ah si.. (Beh forse non l'ho specificato a caso che fosse biondino allora eheh)
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Due signori si fermano a parlare davanti al bancone. - Ah ma lei è IL pittore.. - Beh.. si mi diletto.. - Io pure ho sempre avuto un estro artistico, sa? Pensi che ogni tanto mi metto a camminare per i fossi del paese per vedere tutto da un'altra prospettiva. (Oddio.. qualcuno chiami la neuro!) - Però poi ogni tanto devo fermarmi perchè ci sono dei ponticelli che non riesco ad attraversare... (Chissà che dispiacere... ad ogni modo se un giornò sentirò di un corpo annegato in un fosso, almeno saprò chi è..)
* * *
Un signore entra e scorge una cartolina vecchia della nostra piazza. - Ah si si.. quanti ricordi! E lì c'era la fontana! - Io nemmeno mi ricordo di quella cosa! Mi sa che sono troppo giovane.. - Ma come! E in fianco c'era la pianta contro cui andavo sempre a fare pipì.. Mi blocco. - Scusi? Mi sa che ho capito male.. - C'era una pianta, contro cui andavo sempre a fare pipi'. No comment. - Pensa che quando vivevo in città avevo un palo contro cui la facevo sempre.. e un giorno mi ha fermato un vigile e voleva pure farmi la multa! (Ma pensi un pò.. proprio assurdi ste vigili..)
* * *
Allora. Avete ancora così tanta stima del popolo italico? (O anche solo dei miei clienti? Ehhehe..)
Ahimè, a guardarmi bene non ero molto lontana dal classico clichè femminle! Perfino le eorine di Hollywood, paragonate a me, erano decisamente originali. Da anni ero single, il mio orologio biologico cominciava a darmi sui nervi e sguazzavo nel male dell'autocommiserazione. In più, il mio grande amore aveva intenzione di sposare il suo grande amore, che purtroppo non ero io.
Inizia così questa roccambolesca avventura immortalata in questo libro indubbiamente particolare. La storia di Rosa, questa fanciulla londinese precisa sputata a Brdiget Jones, che finisce per essere catapultata nel passato nel corpo di... William Shakespeare. Il tutto, ovviamente, per scoprire cosa sia l'amore vero. Come in ogni commedia romantica che si rispetti. Una storia riuscita seppure non esattamente innovativa, compresi i personaggi e i salti nel tempo. Compreso il finale, che finisce per non lasciare il sengo. E la trama finisce per essere l'unico reale punto di forza, giacchè il libro è scritto con una sorta di immediatezza che, se da un lato dovrebbe essere un punto di forza, finisce in realtà per non riuscire a fare la differenza che ti saresti aspettato. Una storia curiosa e con qualche barlume brillante, amatissimo nella patria tedesca. Meno da noi. E soprattuto meno da me. Che comunque, a modo mio, posso dire di avere apprezzato. Voto: 6.
Titolo: Delirio di una notte di mezza estate Autore: David Safier Anno: 2010
..mi affrettai a cercare una via d'uscita in quell'orribile situazione. Dato che non volevo finire come un sollazzo per contadini abbruttiti giunti a Londra per barattare le proprie merci, gridai: "Sir Francis, dietro di voi!" Confesso che non fu una finta particolarmente originale, anzi piuttosto simile a quelle usate in spregevoli commedie, tuttavia servì allo scopo. Sir Francis si volse indietro e in quell'attimo saltai in piedi, corsi alla finestra e guardai in basso verso il Tamigi che scorreva pacifico nell'oscurità. Sebbene sapessi che l'acqua sarebbe stata terribilmente fredda, mi ci buttai senza esitazione. [...] Seguii a nuoto il corso del Tamigi, illuminato solo dalla debole luce di qualche fiaccola posta sulla riva. L'acqua fredda mi faceva rabbrividire, ma rabbrividivo ancora di più al pensiero che Diana avesse voluto la mia morte. Quella stessa Diana che pochi minuti prima aveva gridato che mi avrebbe amato in eterno. Così erano le donne della grande città di Londra: tradivano il consorte e poi chiedevano la testa dell'amante. Ma non mi importò: intendevo comunque continuare a donare alle donne il mio corpo, ma unicamente quello e mai il mio cuore! Perché un insegnamento la vita me l'aveva trasmesso: se si cade vittima dell'amore si può solo pregare di avere a disposizione due cose: un pezzo di corda, e una sedia traballante.
* * * Dalla carrozza osservavo la turbolenta vita londinese. I venditori, i passanti, i bambini che correvano qua e là per le strade nelle loro camicie strappate, tutti erano più rumorosi della gente del nostro tempo. Imprecavano più forte, ridevano più forte... erano semplicemente molto più vivi. In confronto a loro le persone della nostra epoca erano come sedate. E se non fossero stati così evidentemente mal ridotti, avrei quasi potuto provare invidia per la loro energia vitale. Allo stesso tempo quella gente aveva di sicuro maggiori problemi e difficoltà esistenziali di noi nel presente. D'accordo, anche noi non avevamo certo una vita facile considerata la costante paura di perdere il lavoro, la globalizzazione e i cambiamenti climatici ma in confronto a coloro che erano vissuti prima di noi le cose ci andavano sicuramente meglio. Eppure quegli inglesi non si lamentavano, nonostante tutti gli affanni, semplicemente imprecavano, strillavano e urlavano. E mentre li guardavo ero costretta a pensare che nella mia epoca erano già tutti morti da secoli. I loro corpi erano polvere alla polvere, e molto probabilmente erano già polvere anche le loro bare. E che la loro esistenza altro non era che un battito di ciglio nel corso della storia del mondo. Ma che lo stesso valeva anche per noi. Tutto quello che ci affannava sarebbe divenuto assolutamente insignificante nell'immenso fluire del tempo: le crisi finanziarie, le catastrofi climatiche, e persino i piani tariffari dei nostri cellulari... Eravamo davvero tutti effimeri!
* * * Cominciai a prendere seriamente in considerazione l'ipotesi di restare per sempre intrappolata in quel corpo. Del futuro, a parte Holgi, non mi sarebbe mancato nulla. E quanto al mio corpo... bè, l'unico aspetto a cui avrei dovuto rinunciare sarebbe stato il sesso. Ma quello, cercai di convincermi, era comunque sopravvalutato. A posteriori la metà delle mie esperienze sessuali l'avrei scambiata volentieri con dei biglietti per il cinema... [...] A quel punto dovevo solo chiedere il permesso a Shakespeare.
* * * Le ultime parole che sentii pronunciare a Drake, quando le dita scivolarono giù dall'asse di legno, furono "Era ora!". Il tempo - grazie alle mie regressioni lo sapevo meglio di chiunque altro, anche di Einstein - era un concetto relativo. E in certe situazioni poteva espandersi all'infinito. Lo sperimentavano i pazienti alle prese con una colonscopia, come pure le donne che facevano sesso poco soddisfacente, o gli spettatori del teatro di danza sperimentale. E ora lo provavo anch'io: mentre precipitavo verso il basso mi ritrovai in un'altra dimensione della coscienza. Attraverso l'espansione del tempo percepii la caduta come un meraviglioso, leggero volo in aliante. Tutti i dolori scomparvero e la disperazione abbandonò i miei pensieri. Non sentii più l'urgenza di piangere e avrei quasi potuto assaporare la discesa a precipizio. Tuttavia ero logorata da mille dubbi. Non avrei dovuto confidare a William i miei sentimenti?
* * * "Questa volta non ho barato.." risposi, amabile. "Allora", concluse l'ipnotizzatore con soddisfazione, "finalmente avrà compreso che il vero amore lo si trova dentro sé stessi." Era così. Ed era meraviglioso. Per la prima volta nella mia vita ero in grado di amare me stessa.
"Però", ribattei mentre mi balenava un pensiero, "questo fatto di amarsi ha anche un che... come dire.. un che di egocentrico." "Al contrario." rispose sorridendo. "Al contrario?" chiesi. "Solo quando ci si ama si possono amare gli altri, gli amici, la vita, il mondo... e persino il partner" Affermò quello che già intuivo e di cui mi rallegrai: finalmente sarei riuscita ad amare. E senza quei complessi di inferiorità come li avevo sempre avuti fino a lì. Magari, con un po' di fortuna, avrei addirittura trovato l'anima a me affine. [...] Ma se anche non avessi incontrato quell'uomo, avrei potuto condurre una vita migliore di quella di pochi giorni prima, perché la mia felicità non dipendeva più dagli altri, ma solo da me stessa.
Proposte. Programmi. Propositi. Prospettive. In un modo o nell'altro finisce che le accuse che vengono mosse al partito di Grillo siano poi sempre quelle. Perchè è evidente che parlare di partecipazione politica, giustizia, democrazia e ambiente ha una sua inequivocabile importanza. Ma parrebbe esserci una crisi economica in atto. E non è chiudendo gli occhi che si può veramente riuscire a risolverla. Ma lungi da me dal voler parlare ANCORA di lui, che già l'ho fatto fin troppo, volevo soffermarmi su qualcuno che qualche proposta l'ha fatta per davvero. Come ad esempio uno dei miei pochissimi blog di riferimento (metilparaben, ma questa è un'altra storia..) che tempo fa, nemmeno troppo, si opponeva alla continua tassazione di qualsiasi cosa abbiamo attorno, a parte l'aria che respiriamo, proponendo una tassa a cui inspiegabilmente nessuno ha mai pensato. Quella sugli imballaggi. Quelle inutili e voluminose confezioni, di plastica e non, che finiscono per abbellire un prodotto al solo scopo di raddoppiarne se non quadruplicarne il prezzo, alla faccia di noi consumatori-pecoroni che ci lasciamo autoconvincere dagli spot in tv che anche l'occhio vuole la sua parte. E che, se ben confezionata, una scatola di cioccolatini con dentro tre paline vale di più di un sacchetto con dentro cinquanta. Secondo un'assurda legge matematica a cui nessuno ha ancora saputo trovare una soluzione credibile. Il tutto perchè trovo io pure, come lui, che lo Stato abbia tutto il diritto di rivalersi su questo inesistente valore aggiunto con una tassa ad hoc. A maggior ragione perchè questi imballaggi finiscono per non essere altro che futuri rifiuti, e pertanto futuri costi di raccolta e smaltimento decisamente evitabili per lo Stato stesso, o chi per esso. Mi chiedo solo com'è che nessuno ci abbia finora pensato, forse tutti troppi intenti a fissarsi con il controproducente, quanto banale, aumento dell'IVA. Che poi me ne hanno detta un'altra, sempre a proposito di smaltimento rifiuti, che è ai limiti del surreale.Pur essendo al contempo geniale. Pare l'abbiano sentita in quei quiz tv stile Ereditè-Milionario-Etc (un pò gli stessi programmi da cui una mia amica ha sentito che durante le imminenti olimpiadi di Londra non potranno essere celebrati matrimoni per questione di ordine pubblico e di unioni di comodo, soprattutto..). Parrebbe che in un paesello della Francia, sia stata fatta un'ordinanza che imponeva ad ogni famiglia di avere almeno due galline. Perchè quelle, che notoriamente beccano di tutto, avrebbero permesso di ridurre in maniera drastica il problema dei rifiuti organici, alleggerendo in qualche modo le casse del comune. E, per di più, portando le famiglie ad avere le uova fresche tutti i giorni. Che, in tempi di crisi, è sempre qualcosa... Per assurdo pare che l'idea abbia anche a suo modo funzionato. Anche se certo, a rigor di logica sarebbe quantomeno impraticabile nelle nostre città.. Però non si sa mai, sia mai che in futuro oltre al nostro fedele Briciola, ci toccherà vederci girare per il terrazzo anche Paola e Chiara, per dire.. :P
D. scrive: Fallimento politico? Sono già in contatto con i grillini per collaborare a me nn serve la carriera so già di essere bravo senza che raccolga lodi e consensi :P
Arturo scrive: Oddio! Il movimento 5 stelle! Che Dio ce ne liberi!
D. scrive: -.- Ma hai capito in cosa consiste o ti sei fermato a Grillo che bestemmia in tele?
Arturo scrive: Si decisamente. Mi sono fermato all'immagine di uno che anzichè fare politica critica come la fanno gli altri Davvero. Questi partiti che si fanno promotori di raccogliere il mal contento degli altri non mi hanno mai ispirato fiducia così come ha fatto la lega anni fa per poi dimostrarsi per quello che era da sempre...
D. scrive: Quello serve per andare in tv, è come spaccare una vetrina durante una manifestazione...se non lo fai nn ti caga nessuno!
Arturo scrive: Ok, come no. Allora forse dovremmo rivalutare anche gli scioperi della fame di Pannella... Stupido io a non averci pensato prima..
D. scrive: Il problema è che c'è gente che parla di scesa in politica di Grillo ( quando x ora è solo il portavoce e non ha incarichi di nessun tipo)
Arturo scrive: Cmq la cosa che criticavo è appunto il fatto che non vedevo proposte ma solo lamentele. E non mi pare che tu stia argomentando un granché da questo punto di vista...
D. scrive: E' perché guardi ancora troppa televisione
Arturo scrive: No veramente io non vedo la tv da tre secoli (a parte forse Amici), ma non fa nulla..
D. scrive: Non sei coerente, se non hai letto il suo programma allora come fai a sapere che urla solo? Il programma? Iniziamo con la democrazia diretta: devi sapere che la costituzione italiana incentiva la decentralizzazione dei poteri in particolare invita al coinvolgimento della popolazione nelle scelte politiche amministrative da cui sono previsti a livello comunale, provinciale e regionale strumenti di democrazia diretta mai utilizzati quindi il primo punto è lo sfruttamento di tali strumenti, previa modifica degli statuti locali , indicando referendum sul modello svizzero per esempio altro punto è la strutturazione del movimento che non è un vero partito non prende finanziamenti e tutte le cellule che lavorano sul territorio sono autofinanziati
Arturo scrive: Mi sono perso 15 righe fa, aspetta che rileggo.. Si si ma non ci siamo! Qui posso pure sottoscrivere. Io sono contrario agli eccessivi finanziamenti ai partiti, come all'attuale legge costituzionale, ma che c'entra? Ero favorevole anche ad un certo grado di devolution ma non per questo ho mai votato Lega... Inoltre non sono certo che una volta saliti al potere, possano realmente permettersi di continuare a sostenere gran parte delle tesi che sostengono perchè nemmeno loro riuscirebbero davvero a vivere d'aria Il Pdl ha fatto l'intera politica dell'ultima legislatura ad illudere chi ancora le credeva che avrebbe abbassato le tasse. Altro principio promettente, almeno quanto irrealizzabile..
D. scrive: infatti oltre alle idee, che molte non condivido, la novità sta nel metodo..
Arturo scrive: Davvero. A me Grillo fa paura perché veramente mi sembra che raccolga orde di disperati che finiscono per illudersi in qualcosa che nemmeno lui può dargli. Che lo votano perché si aspettano un cambiamento che non accadrà...
D. scrive: Su questo ti do ragione, infatti nn bisogna fidarsi
Arturo scrive: Considera che sono fra la minoranza degli italiani che ancora stima Monti..
D. scrive: Monti?!? Il curatore fallimentare che sta recuperando liquidità in ogni dove per restituire più soldi possibili alle banche prima che l'Italia fallisca cmq è proprio xè sono tutti uguali, destra e sinistra che stimo i grillini! Io sono contro i partiti da molto prima dei recenti scandali cmq M5S ha scelto di fare politica coinvolgendo la gente nelle scelte, eliminando la possibilità di carriera dei propri iscritti, rinunciando ai rimborsi quindi per ora hanno introdotto un nuovo modo di fare politica, x me migliore per il momento mi sembra la strada buona...poi se cambierà vedremo cmq sono d'accordo che molti che li appoggiano qst cose nn le hanno capite e lo fanno solo xè grillo sbraita e qst fa paura anche a me! qnd sento che gli chiedono di scendere in campo personalmente vuol dire che nn hanno capito nulla! e cmq dietro grillo c'è qualcun'altro...lui è lo strumento per arrivare alla gente, nn è l'ideatore o chissachè
Arturo scrive: Troppo comodo! Sta cosa che uno si espone ma solo dall'esterno, e non entra in politica perché sa che finirebbe per perdere credibilità una volta messo davanti ai fatti mi fa cadere le braccia.. E poi come ho scritto oggi nel blog c'è sempre un'alternativa peggiore: in Grecia hanno vinto i neonazisti. Parliamone.. :S
D. scrive: Sarei lieto di intrattenerti anche a tal proposito ma adesso devo andare a drogarmi! cmq le cose nn sono mai positive o negative...confronto alle politiche dell'europa delle banche molto meglio le teorie economiche di pound dei regimi di destra del secolo scorso!
Arturo scrive: No vabbè.. queste sono citazioni troppo auliche per un martedì sera di relax! :S
Ok. Ammetto che potrebbe essere che ieri sono stato troppo impulsivo e che ho parlato senza totale coscienza di causa. Dico che può essere, come che no. Perchè è vero, lo pseudo-programma di Grillo, oops mi correggo, del Movimento 5 stelle, non lo avevo nemmeno lontanamente cercato. Ed è evidente che alcune delle proposte lanciate sono sicuramente interessanti, come quella dell'impossibilità per chi è indagato per reati penali di accedere alle cariche politiche, giusto per citarne una che cavalcano da un pò. O il fatto di impedire ad un politico di ricandidarsi per più di due legislature. Ma è anche vero che non mi bastano due o tre specchietti per le allodole messi al punto giusto per convincermi a votare un partito, che fra l'altro nemmeno si definisce tale. Giusto per fare l'"alternativo", facendosi promotre di un cambiamento che tutti aspettiamo e che invece tarda ad arrivare. E giuro che seppure sia di mio connotato da una forte avversione ai cambiamenti, non sono stato nè sarò mai un conservatore. Solo cerco di essere razionale e non impulsivo, che la storia contamporanea ha dimostrato in più occasioni la nascita di partiti di minoranza che raccolgono i lamenti della folla per farsene promotore in Parlamento, e poi si addromentano sulla "seggiolina" una volta che sono riusciti ad ottenerla. Ma prontissimo ad essere smentito se così non sarà. Perchè lo sappiamo tutti e non solo in politica che è facile promettere, ma lo è decisamente meno mantenere...
Inevitabile parlarne, visto che sono il tema del giorno. Le amministrative degli ultimi giorni non possono materialmente valere come regola certa, ma qualche conclusione importante ci possiamo comunque permettere di trarla. Che sia io a farlo, o qualcuno con maggiore influenza e conoscenza politica di me. Quindi, ben lungi dal voler togliere loro il lavoro, a sociologi, giornalisti o esperti di politica che siano, è evidente chi è uscito vincitore e chi no. Vince Beppe Grillo e il suo movimento delle 5 stelle. La "Lega del 2012" come l'ha già soprannominata qualcuno. Il nuovo partito-non-partitopronto a raccogliere con il retino il voto degli scontenti e degli insoddisfatti. Pronto a gridare ed incazzarsi e a incolpare la "solita" Roma Ladrona, al solo scopo di arrivarci per poter finalmente rubare pure loro. Come la Storia recente della nostra politica ci ha insengato. Lega compresa. Per cui continuate pure a votarlo e a sperare in lui, ma io a sto giro non ci casco. Un comico che anzichè politica fa antipolitica, aizzando il popolo stesso contro chi dovrebbe governarlo e le sue istituzioni, ha per me già fallito in partenza. Ma vivadio siamo in uno Stato libero, per cui siete liberissimi di continuare a votarlo, e sostenerlo. In attesa di vedere magari anche un programma completo e non una semplice protesta contro quello che c'è. Che sarà pure marciume e merda, ma almeno c'è. Ha invece perso la Lega. E ha perso il PdL. Scacciati dove possibile dalla cartina politica dei comuni al voto. Un pò come il referendum sardo ha cancellato da quella geografica un buon numero di inutili province, da leggersi semplicemente come moltiplicazione di centri di costo in nome di un'orgoglio che nemmeno esiste. Compreso Berlusconi che, nel silenzio più assoluto, continua a tacere e ad essere indagato per quei duemilaedodici diversi capi di imputazione che lo riguardano. Suppergiù. Si salva giusto Tosi, a Verona, che facendo di testa sua e prendendo le distanze da Bossi riesce a trionfare, e in maniera decisamente chiara, dettando quindi il percorso che gli uomini verdi, o "barbari sognanti" come amano definirsi loro, devono seguire per riuscire a contare ancora qualcosa. O anche solo ad esserci. Vince anche l'Italia dei Valori, che dopo Napoli conquista anche Palermo, dimostrandosi come il partito del Sud. Peccato solo che tuttoggi sia guidata da Di Pietro e che a modo suo stia tentando la stessa strada di Grillo nel raccogliere gli scontenti più che gli entusiasti. E un Governo scelto solo perchè è "meno peggio di" non potrà certo condurci alla ripresa economica. Perde il Terzo Polo e perde Casini, ormai autoconvintosi di essere il futuro premier e che invece cade vittima della sua stessa titubanza. Scegliendo di non schierarsi nè a destra nè a sinistra per fare contenti tutti, finisce per non accontentare nessuno. E se una volta nel mezzo ci stava la virtù, beh, a sto giro mi sa che ci sta soltanto il vuoto. E poi, inevitabile, perde anche la politica in generale, vittima di uno scontento popolare non indifferente manifestato non tanto dalla scelta di votare partiti minori, quanto proprio dall'alta percentuale di astensione. Un'arma a doppio taglio che finsice per penalizzare ancora noi, che scegliendo di non votare finiamo non tanto per esprimere il dissenso verso le alternative che abbiamo, quanto piuttosto per mostrarci totalmente disinteressati al destino che si aspetta. Quasi a dire che se tanto dobbiamo morire, che sia per gas o per annegamento non è che faccia poi tanta differenza. E quindi è così, a mio avviso, che andrebbero lette le amministrative. Come una sconfitta non tanto della politica quanto del popolo. A perdere finisce che siamo comunque noi. Che finiamo per rassegnarci a non esercitare nemmeno un nostro sacrosanto diritto, sancito nella Costituzione. Rinunciando a una delle poche armi che ci restano, prima di arrenderci del tutto, magari talvolta inefficente, ma sempre e comunque un'arma. A perdere siamo noi che ci illudiamo ancora una volta che i piccoli partiti "nuovi" possano riuscire nel cambiare un'Italia vecchia e stanca almeno tanto quanto i suoi partiti al Governo e non. Ma non è certo esaltando ciò che non va e ciò che non ci piace che miglioreremo la nostra situazione. Ben più pratico qualcuno che fa proposte concrete e intelligenti. Che non sono certo quella di ammutinare il pagamento dell'IMU, o già che ci siamo di non pagare le tasse del tutto. Giacchè non di solo pane vive l'uomo, certo, ma è perlopiù di tasse che vive uno Stato... Bon. Direi che il quadro è fatto. E che secondo taluni sarebbe indubbiamente anche potuto andare peggio. Probabile, visto che nel resto d'Europa la souzione alla crisi parrebbe chiamarsi NEONAZISMO. E allora sì, se questa è l'alternativa, che ben vengano le stelline..:s
"Misura ogni cosa, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta." Bob Kennedy, 1968.
Sarà che forse è nei periodi di maggiore stasi che uno finisce per fermarsi e fare una sorta di bilancio della propria vita, fino a lì. E non sempre la risposta finisce per essere quella che si vorrebbe. Così poco fa, in auto Fabrizio Moro è tornato per caso a chiedersi (o a chiedermi?) se la sua è una vita e felice, ritrovandosi a rispondere solo che gli piace. E, ancora una volta, io ho finito per pensare che la mia risposta sarebbe invece diversa. E che tutt'al'più la mia è la vita che mi è capitata. E in fondo in fondo quella che mi merito, perché non ho mai fatto nulla di vagamente concreto per provare a cambiarla, e a darle un tono o una direzione maggiormente conformi a ciò che davvero vorrei. Perché quasi mai ho fatto un passo, uno qualsiasi, per provare concretamente ad essere felice. E qui scatta la domanda del giorno (e al contempo di tutta una vita). Cos'è, per davvero, la felicità?
Perché a riguardo ci sono almeno due diversi filoni di pensiero in proposito, totalmente opposti. Da un lato c'è chi crede che la felicità sia sinonimo di leggerezza, di spensieratezza. Che essere felici significa semplicemente desiderare ciò che si ha, accettare ciò che viene. Trovare un equilibrio nelle piccole cose, nei sorrisi inattesi, o anche semplicemente nel ritrovarsi a mangiare un panino. Come cantavano beatamente Albano e Romina, qualcosa come qualche migliaio di anni fa.
E poi c'è chi la pensa esattamente al contrario. Chi vede la felicità come una meta, come un obiettivo da raggiungere mettendo in un certo modo i tasselli della propria vita. Chi pensa la felicità come una sorta di realizzazione, di riuscita personale e professionale. Di equilibrio, magari anche precario, ma conquistato e ricercato. Non certo caduto dal cielo. E in questa accezione la felicità diventa una sinonimo di libertà, di azione, di partecipazione. Un po' come cantava Gaber, a sto giro, in uno dei suoi pezzi più famosi. ("Vorrei essere libero, libero come un uomo. Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un'avventura...").
Già. La felicità.. forse un'utopia, forse un mistero, ma qualcosa di dannatamente reale proprio perché fine costante di ognuno di noi. Sempre per stare in tema, ho letto giusto l'altro giorno un articolo che si chiedeva se è ancora possibile essere felici, anche con la crisi. Spaziando dalla considerazione che non è necessariamente vero che più tasse significano meno felicità, ad esempio. Perché numerosi studi, negli ultimi 30 anni, paiono aver dimostrato che gli americani sono stati più soddisfatti quando i governi hanno cercato di ridurre le disuguaglianze sociali, ad esempio. Considerazione che confuterebbe un sacco di tesi a proposito della felicità stessa, ad esempio. Che assumerebbe fra l'altro un connotato meno egoistico di quanto io per primo le avrei dato. Eppure, anche analizzando i numerosi esempi di "persone felici" in tempo di crisi, è emerso che le due correnti di pensiero sopra citate continuano ad esistere ed intersecarsi senza trovare una conclusione comune. Anzi, finendo quasi per annullarsi e contraddirsi l'una con l'altra.
Così, se da un lato si parla di un motivatore che crede che il segreto per la felicità sia vivere la propria vita come un teatro, ossia seguendo un preciso copione che dia un senso al tutto; dall'altro si trova uno scrittore che ci spiega che il segreto sia invece improvvisare, e assaporando i piccoli piaceri man mano si presentano. ("La felicità è la somma delle piccole cose. Ma non mi riferisco a quella con la "f" maiuscola, che genera solo disillusioni. Credo che anche solo cercarlo, questo assoluto, sia di per sé malsano." - Francesco Piccolo). E a dargli man forte si mette pure uno psicologo, che ricorda come le persone realmente equilibrate, e quindi tendenzialmente più felici, sono quelle che ricercano la piccola serenità, anziché un valore fumoso e non definibile. Perché solo in questo modo riescono a non identificarsi con ciò che sta accadendo, e grazie ad uno sguardo più ampio sulle cose possono permettersi di non esaltarsi o deprimersi per ogni stupido dettaglio finisce per entrare nel computo della loro stabilità.
Ma poi entra un gioco un imprenditore sessantenne, a rimescolare le carte. Giacché, a suo dire, il problema di fondo è che si tende a confondere la felicità con il piacere, che è fugace e temporaneo. La felicità invece esiste, ed è qualcosa di più profondo e radicato nella natura stessa di noi uomini, che siamo "costruiti" addirittura per essere felici. Ed è solo una questione di allenamento. ("La meditazione è come una dieta, bisogna avere costanza. Il cervello funziona per automatismi, perciò l'unico modo per decostituirli è semplicemente quello di sperimentare con continuità una strada alternativa".) Meditazione, sperimentazione, costanza, continuità. Sembrerebbero essere questi allora gli ingredienti per la felicità. O quantomeno per una felicità creata e non subita. Perché va da sé che non c'è niente di più appagante che riuscire a portare a termine i vari obiettivi che noi, o chi per noi, ci siamo fissati.
E così allora la felicità diventa un percorso. Un insieme di obiettivi e di stimoli che dobbiamo man mano mettere davanti alla nostra vita per essere protagonisti e non spettatori. Eliminando la noia e le situazioni ripetitive, quelle costanti routine che danno una sicurezza solo illusoria e poi finiscono per corroderci dal di dentro. Perché il problema a questo punto non è chi ha ragione e chi no. Ma in che ottica decidiamo di guardare il concetto stesso di felicità. Se nel breve termine, e allora si, la stabilità, la tranquillità economica, la serenità possono funzionare come perfetti placebo. Ma vale anche un semplice sorriso o il fatto di trovare dieci euro nella tasca di un vecchio paio di jeans. Per dire. E allora è solo un spostamento di attenzione. E solo un fuggire dal problema reale.
Perché è il lungo termine la vera sfida. Ed è solo in quell'ottica che possiamo realmente ritenerci felici e realizzati. Ed è solo ponendoci obiettivi e stimoli costanti che abbiamo la possibilità di metterci in gioco e magari vincerla pure, quella benedetta felicità. Prendendo una volta per tutte quel dannato codino che nei calci in culo abbiamo sfiorato più volte senza mai riuscirci. Perché altrimenti sì, finisce per essere tutto solo retorica. Perché altrimenti la felicità finisce per davvero per essere solo un'utopia, e un sogno irrealizzabile e destinato a pochi fortunati. Perché altrimenti non siamo e non saremo mai veramente in grado di rispondere alla domanda che Moro, o chiunque come lui, si ritroverà a farsi prima o poi, nella sua vita. Il segreto è uno quindi solo uno. Prendersi le scarpe, e iniziare a correre. Verso dove sarà la vita stessa a dircelo. Verso la felicità, ovviamente, finiremo per augurarci noi..
Scelgo gli amici per la bellezza, i conoscenti per il buon carattere e i nemici per l'intelligenza. (da "Il ritratto di Dorian Gray")
Cosa mi sento in questo periodo...
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Il pensiero del periodo
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1. La musica 2. Conoscere gente (ma non ne sono materialmente capace..) 3. La tv... tutta... 4. Aggiornare il mio carissimo blog ;-) 5. ..e qui mi piacerebbe poter mettere il nome di una xsona...
Spegnendo i pensieri
Non devo pessare al passato. (Se no mi prendo male.) Non devo pensare al presente. (Se no mi prendo male.) Non devo pensare al futuro. (Se no mi prendo STRA male). Ok, in pratica non devo proprio pensare!